Nel 25º anniversario dell'enciclica Evangelium vitae. Presentazione

Venticinque anni fa veniva pubblicata l’enciclica di san Giovanni Paolo II
Evangelium vitae sul valore e l’inviolabilità della vita umana. L’enciclica
vide la luce in un momento storico in cui assieme a tanti segnali positivi sulla
considerazione del valore della vita, si promuovevano in non poche parti del
mondo, legislazioni contrarie alla vita umana nelle fasi in cui essa appare più
fragile: l’inizio e la fine. La bella meditazione sul vangelo della vita offerta in
questo scritto è servita ai cristiani e a tante altre persone a considerare che «la vita
è sempre un bene» (EV, 34), anche in quelle circostanze e situazioni complicate
che potrebbero farci pensare che la soluzione più adeguata sia la sua eliminazione.
In occasione di questa ricorrenza, Papa Francesco ha sottolineato l’attualità
del suo messaggio: «Oggi, ci troviamo a rilanciare questo insegnamento nel
contesto di una pandemia che minaccia la vita umana e l’economia mondiale. Una
situazione che fa sentire ancora più impegnative le parole con cui inizia l’Enciclica.
Eccole: “Il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù. Accolto dalla
Chiesa ogni giorno con amore, esso va annunciato con coraggiosa fedeltà come
buona novella agli uomini di ogni epoca e cultura” (EV, 1)» (Udienza generale,
25-III-2020). Assieme al Pontefice vorremmo anche noi, con questo numero
monografico della rivista, fare un appello a rispettare, difendere, amare e servire
ogni vita umana (EV, 5).
In questo volume si offrono alcuni contributi di professori universitari che
entrano in dialogo con la principale produzione accademica che l’enciclica ha
suscitato. Alcuni di essi si riferiscono a questioni di natura più teorica, mentre
altri sono temi pratici su cui le indicazioni dell’enciclica hanno significato una vera
evoluzione all’interno del Magistero sulla vita. Tra questi si trova sicuramente il
tema della pena di morte, su cui l’Evangelium vitae è stata un vero spartiacque.
Infatti il testo di Giovanni Paolo II, tenendo presenti gli sviluppi dell’organizzazione
penale degli Stati, segnalava che l’uso della pena capitale doveva limitarsi a
casi veramente rari, se non addirittura inesistenti, in cui la sicurezza delle persone
e la protezione del bene comune non potessero essere garantire in altro modo.
Questa indicazione chiudeva tante altre possibilità che la tradizione morale plurisecolare
aveva visto come possibili applicazioni eticamente giustificate. Questo
sviluppo della riflessione ecclesiale sulla pena di morte culminerà con il Rescritto
pubblicato il 2 agosto 2018 in cui il Romano Pontefice ha approvato la nuova redazione del Catechismo della Chiesa Cattolica in cui si dice che «la pena di
morte è inammissibile». Su questo tema il prof. Faggioni offre un originale status
quaestionis
in cui si può osservare il percorso storico della riflessione sulla pena
capitale, passando in rassegna gli autori più importanti di questa storia, e mostrando
in modo convincente la continuità dottrinale delle indicazioni degli ultimi
pontefici con il Magistero precedente.
Un altro tema sul quale l’enciclica ha provocato una ampia riflessione e anche
seri dibattiti all’interno del mondo universitario cattolico, è quello del ruolo dei
parlamentari nelle votazioni riguardanti le leggi che in qualche modo attentano alla
vita umana (EV, 73). In un esteso studio il prof. Gutiérrez offre una sintesi delle
varie interpretazioni di questo numero entrando nel merito delle argomentazioni
offerte, facendo vedere i limiti che alcune di esse presentano a livello della teoria
dell’azione e del rapporto tra etica personale ed etica politica. Su quest’ ultimo
tema si colloca anche l’articolo del prof. Rodríguez Luño in cui sostiene che il
compito dello Stato riguardo alla vita umana deve essere quello di promuoverla
e custodirla, e che mai potrebbe giustificarsi un diritto alla morte garantito dallo
Stato. La prof.ssa Sgreccia rilegge l’enciclica indagando invece il modo di presentare
il messaggio cristiano sulla vita nel contesto delle nostre società moderne e
in confronto con la cultura laica. La sua proposta è quella di un “realismo critico”
che, ancorato a beni oggettivi, sia in grado di intercettare la sensibilità moderna
nel modo di valutare situazioni esistenzialmente complesse.
Su un versante più teorico si muovono gli altri tre contributi. Il prof. Kaczor
opera una lettura dell’enciclica nella prospettiva del binomio fede-ragione per mostrare
come vengono illuminate con toni diversi tante questioni della morale della
vita quando si considerano sia nella prospettiva religiosa che in quella scientifica.
Il prof. Kampowski offre una rilettura in positivo del rapporto classico tra contraccezione
e aborto, mettendo in luce la relazione esistente tra la castità e il rispetto
della vita umana. Da parte sua, il prof. Requena prende in esame il concetto di
“sacralità della vita” e il modo in cui esso viene impiegato da Evangelium Vitae
per affermare che, malgrado le critiche ricevute anche nell’ambito della teologia
cattolica, si tratta di una categoria molto valida per la riflessione cristiana sul valore
e il rispetto della vita umana. Una indiretta conferma di questa conclusione si
può vedere nella recente enciclica di Papa Francesco, Fratelli tutti, dove si presenta
la “sacralità della vita” come manifestazione del vero culto a Dio (n. 283).

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