Il sacerdozio comune alla luce del mistero della Chiesa: percorso postconciliare e proposte di futuro

Sommario: I. Il sacerdozio comune all’interno di ogni paradigma di Chiesa.
1. Popolo di Dio. 2. Corpo Mistico di Cristo. 3. “Communio et sacramentum”.
II. L’interrelazione tra il sacerdozio comune e quello ministeriale: la ricezione di
essentia non gradu tantum differunt (LG n. 10). 1. Un breve sguardo al contesto. 2. Sacerdozio
comune e ministeriale “essentia differunt”. 3. I diversi modi di interpretare
l’espressione “non gradu tantum” di LG n.10. III. Conclusione: nuove vie da
percorrere in ambito ecclesiologico.

Lo scopo di questo studio è presentare ed esaminare il modo in cui l’ecclesiologia
postconciliare ha considerato il sacerdozio comune, poiché esso è una delle
colonne della rinnovata visione della Chiesa proposta dal Concilio Vaticano II. Lo
studio si compone di due parti. La prima mostra le differenti caratteristiche del sacerdozio comune all’interno dei diversi paradigmi nel postconcilio: il Popolo di
Dio, il Corpo mistico di Cristo e la comunione. Oltre alla varietà e alla ricchezza
degli aspetti che emergono dalle diverse angolature con cui il sacerdozio comune
è stato studiato, vengono indicati alcuni limiti e sfide da superare nel futuro. La
seconda parte presenta le diverse interpretazioni del noto brano di LG n. 10, in
cui il sacerdozio comune viene presentato nella sua differenza e articolazione
con il sacerdozio ministeriale. Lo studio si conclude con alcuni suggerimenti per
il futuro. In particolare, sarebbe utile non situare esclusivamente il sacerdozio
comune nell’ambito del fructus salutis e il sacerdozio ministeriale in quello del
medium salutis. Inoltre, è necessario studiare più approfonditamente il ruolo di
mediazione del sacerdozio comune nella Chiesa (cfr. LG n. 62), senza strumentalizzarlo
in una dialettica organizzazionale. Oltre a ciò, sarebbe utile tener presente
che l’articolazione tra sacerdozio comune e ministeriale ha una dinamicità non
uniforme: il munus regendi, il munus propheticum e il munus sanctificandi, benché
uniti, hanno ciascuno una specifica dinamicità. Il rispetto di questa non uniformità,
all’interno dell’inseparabilità tra i tria munera, è – tra altre cose – un buon
antidoto contro il clericalismo.

The aim of this paper is to present and examine how post-conciliar ecclesiology
has studied the common priesthood, one of the pillars of the renewed vision of
the Church proposed by the Second Vatican Council. We have divided this presentation
into two parts. The first shows the various features of common priesthood
within the context of each one of the ecclesiological paradigms: the People of God,
the Mystical Body of Christ and Communion. Aspects of common priesthood
emerging from this paradigmatic approach are different, rich and varied; limits
and challenges that theology will have to overcome are also presented. The second
part presents the different interpretations of LG n. 10, the well-known conciliar
text dealing with the difference between, and the articulation of, common and
ordained priesthood. In the conclusion, we recommend some ways of developing
the theology of common priesthood. In particular, we assert that it would
be useful not to situate exclusively the common priesthood in the context of
the fructus salutis and the ministerial priesthood in that of the medium salutis.
Furthermore, more profound research is necessary on the mediatory role of the
common priesthood in the Church (see LG n. 62), without exploiting it for organisational
discussions and purposes. The articulation of common and ordained
priesthood has a non-uniform dynamism. In other words, munus regendi, munus
propheticum
and munus sanctificandi, although united, have each one of them its
own specific dynamic. Respect for this non-uniformity within the inseparability
of the tria munera is, among other things, a good antidote to clericalism.

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