La vita come relazione e il suo enigma: un possibile dialogo fra sociologia e teologia

Sommario : I. Introduzione : Le domande primordiali. II. La risposta delle relazioni. III. L’enigma relazionale. IV. L’essere della relazione. V. La sociologia relazionale. VI. Postmodernità o dopomodernità ? VII. La matrice teologica. VIII. L’agire relazionale. IX. Conclusioni.

Le domande più profonde della persona umana circa la sua esistenza e il suo destino evocano degli enigmi in quanto implicano delle relazioni vitali che rimangono nascoste, invisibili, latenti. La cultura oggi dominante in Occidente immunizza le persone da queste relazioni, per affermare il cosiddetto ‘individualismo emancipatore’. In tal modo, le relazioni diventano una realtà ancor più enigmatica. Il fatto di non vedere, e tantomeno saper gestire, le relazioni umane e sociali genera malesseri soggettivi e patologie sociali. Questi processi possono essere affrontati solo mediante una più profonda consapevolezza che la relazione contiene (ed è) un enigma perché è generata dagli individui ma non è fatta di individui, in quanto sempre eccede gli atti da essi posti. Il suo compito è quello di unire i differenti senza però annullare le differenze, ma anzi rispettando le differenze. Questo compito richiede lo sviluppo della riflessività relazionale, dalla quale dipende la felicità delle persone. Nucleo della questione è l’essere della relazione e, quindi, la risposta alla domanda se questa realtà immanente si autogenera (Luhman) o viene all’esistenza perché si riferisce relazionalmente ad una Realtà trascendente (Tommaso). La ragione occidentale si trova di fronte ad un bivio : può continuare a negare il carattere vitale della relazione oppure invece riconoscerlo in quanto riconducibile ad una matrice teologica sottostante all’essere sociale stesso. Solo questa seconda via consente di trattare la dimensione paradossale insita nella relazione stessa, dalla quale dipende anche la possibilità di declinare un’autonomia del mondo in modo non dialettico rispetto a Dio.

Human person’s deepest questions concerning her own existence and destiny are perplexing inasmuch as they entail vital relationships that are hidden, invisible, and latent. The dominant culture in the West today immunizes people from these relationships, thus spreading the so-called ‘emancipatory individualism’. In this way, these relationships become even more enigmatic. The failure to see, let alone know how to manage, human and social relationships generate subjective malaise and social pathologies. These issues can only be addressed through a deeper awareness of the fact that the human relationship itself contains (and is) an enigma because it is generated by, but not made up of, individuals, and exceeds their own actions. Its task is to unite that which is different without eliminating differences, while simultaneously respecting those differences. To do so requires the development of relational reflexivity, on which human beings’ happiness depends. The core of the matter is the existence of the relationship and, therefore, whether this immanent reality generates itself auto-poietically (Luhman) or comes into existence because it refers relationally to a transcendent Reality (Thomas). Western thought finds itself at a crossroads : it can either continue to deny the vital nature of social relationships, or instead recognize it as amenable to a theological matrix underlying the social being itself. Only the latter permits us to deal with the paradoxical dimensions inherent in the vital relationships proper to human existence. Only such a (relational) matrix offers the chance of articulating the world’s non-dialectical autonomy in relation to God.

Acquista/Buy