La dimensione ecclesiale della fede secondo Henri de Lubac

Sommario : I. Introduzione. II. Alcune considerazioni sulla mediazione della Chiesa alla luce del recente Magistero della Chiesa. 1. La mediazione della Chiesa nella storia della salvezza. 2. La mediazione e la relazionalità della persona umana. 3. La Chiesa e la trasmissione del contenuto della fede (fides quae creditur). III. La mediazione della Chiesa nella genesi e nello sviluppo della fede in Henri de Lubac. 1. La fede nasce dall’incontro personale con Dio nella Chiesa. 2. La Chiesa come “luogo” della pienezza della fede. 3. Due possibili obiezioni alla mediazione della Chiesa. 4. La fede del credente è l’unica fede della Chiesa. IV. La dimensione ecclesiale della fede del teologo. 1. La Tradizione, forza vitale della Chiesa. 2. La fede esercitata dal teologo nel suo lavoro. 3. Il compito del teologo nella Chiesa. 4. La missione del teologo tra dogma e mistero. 5. Il lavoro del teologo tra Sacra Scrittura, Magistero e Tradizione. – V. Conclusioni.

La riflessione sulla mediazione della Chiesa come “luogo” della fede, alla luce del Magistero recente, conduce a identificare nella Santissima Trinità e nella presenza dello Spirito Santo nella vita della Chiesa il fondamento costitutivo della forma ecclesiale della fede. La necessaria mediazione della Chiesa è ancorata alla rivelazione della vita intratrinitaria, alla logica dell’incarnazione e alla relazionalità della persona umana, radicata nel suo essere immagine e somiglianza di Dio.
Henri de Lubac, la cui concezione della mediazione della Chiesa è in sostanziale convergenza con il recente insegnamento magisteriale, è stato uno dei teologi del xx secolo che ha contribuito in modo più originale alla maturazione di una visione della Chiesa pienamente inserita nel mistero Trinitario, nella quale la fede è armonica risposta personale ed ecclesiale, sintesi di fides qua e fides quæ. La sua concezione della Tradizione, « forza vitale » e del mistero della Chiesa, « piena della Trinità », orientano le sue riflessioni sulla vocazione del teologo a servizio della fede del Popolo di Dio. Il teologo è chiamato, insieme al Magistero, a riconoscere la trascendenza della Parola e al suo ascolto attraverso due movimenti intrecciati : lo sviluppo del dogma nell’intellectus fidei della Chiesa e l’approfondimento del mistero che nasce dalla preghiera contemplativa.

The reflection on the mediation of the Church as a “place” of faith in the light of the Magisterium leads to identify the foundation of the ecclesial form of the faith in the Holy Trinity and in the presence of the Holy Spirit in the life of the Church. The necessary mediation of the Church is anchored to the revelation of the life of the Trinity, to the logic of the Incarnation and to the human person’s capacity for relationship, rooted in his being the image and likeness of God.
There is a substantial convergence between Henri de Lubac’s conception of the mediation of the Church and recent magisterial teaching. De Lubac was one of the theologians of the twentieth century who has most contributed to the original maturity of a vision of the Church fully inserted in the Trinitarian mystery, in which the faith is an harmonic response, both ecclesial and personal, a synthesis of fides qua and fides quae. His concept of Tradition, “vital force”, and the mystery of the Church, “full of the Trinity”, guides his reflections about the vocation of the theologian in the service of the faith of God’s people. The theologian is called, along with the Magisterium, to recognize the transcendence of the Word and to listen to it through two intertwined movements : the development of dogma through the intellectus fidei of the Church and the deeper understanding of the mystery that comes from contemplative prayer.

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