Azione morale, riflessività e soggetto relazionale

Sommario: I. Il problema: la responsabilità morale degli agenti/attori dal punto di vista degli esiti del mercato: 1. Identifichiamo il problema. 2. Le risposte prevalenti che vengono date. 3. Le mie tesi. II. Chi o che cosa causa i danni impersonali ad altri distanti? Uno schema di analisi circa il ruolo delle strutture sociali: 1. Le spiegazioni prevalenti della causalità imputabile alle strutture sociali. 2. In che direzione portare la ricerca. 3. Il mercato come black box. III. La responsabilità morale dell’azione e i criteri di imputazione della responsabilità: il ruolo della riflessività e del soggetto relazionale: 1. Riflessività ed etica relazionale. 2. Il soggetto relazionale. IV. Alcuni esempi: 1. Social dumping. 2. L’acquisto di merci prodotte in violazione di diritti umani. 3. Il rifiuto di rischi che comporta il favorire il fallimento di paesi in crisi finanziaria. 4. La creazione involontaria della povertà. V. Civilizzare il mercato: che cosa vuol dire?  

Sin dai tempi di Aristotele, l’etica tradizionale ha imputato la moralità dell’agire al “soggetto agente” in base ad un principio di causalità lineare. Nel corso del tempo, e in particolare con le scienze sociali moderne, sono stati messi in evidenza i condizionamenti sociali, economici, culturali che gravano sul soggetto. Il risultato è stato quello di attribuire la responsabilità morale ad un “soggetto condizionato” (ovvero vincolato) dalle strutture societarie esistenti (tra cui le cd. “leggi ingiuste”). La globalizzazione della società cambia il frame epistemologico perché aumenta l’importanza dei sistemi di interdipendenza a spese dei sistemi funzionali. La responsabilità morale incontra un processo di morfogenesi tale per cui diventa reale solo se è riferita ad un “soggetto relazionale”, costituito dalla rete dei partecipanti. Il soggetto che agisce in una rete societaria è chiamato a conoscere e configurare “relazionalmente” tale rete. L’etica è chiamata a farsi relazionale, nel senso che l’imputazione della responsabilità dell’agire per il bene o per il male non può limitarsi al singolo atto, ma chiama in causa la riflessività dei soggetti e dei processi sociali che avvengono nelle reti di relazioni. La moralità dell’agire deve essere riferita alla coscienza riflessiva che i soggetti hanno di come il bene e il male vengono prodotti dalle relazioni sociali e consistono di relazioni sociali, all’interno di reti causali sempre più complesse. L’etica dell’intenzione non è più sufficiente. Deve integrarsi con un’etica della responsabilità che non sia ristretta alle conseguenze dirette degli atti individuali, ma tenga conto anche delle conseguenze indirette delle reti relazionali.

Since the time of Aristotle, based on the principle of linear causality, traditional ethics have imputed the morality of action to the agent.  Over the course of time, and in particular with the modern social sciences, it has become clear that social, economic, and cultural factors condition the behavior of the subject.  As a result, the moral responsibility is attributed to a “conditioned agent” (or “bound agent”), conditioned by the existing social structures (among which are the so called “unjust laws”).  A global society modifies the epistemological framework, because it increases the importance of interdependent systems at the expense of functional systems. Moral responsibility discovers a process of “morphogenesis” such that it only becomes real if it is in reference to a “relational agent”, consisting of a network of participants.  The agent that acts in a social network is called to recognize and configure “relationally” such network.  Ethics is called to become relational, in the sense that imputation of the responsibility of action for good or for evil cannot be limited to a single act, but rather invokes the reflexivity of the agents and of the social processes that are generated by the network of relations.  The morality of action ought to refer to the reflexive conscience that agents have of the manner in which good and evil are not only produced by social relations, but also to social relations, within a causal network, that is more and more complex.  Ethics of intentionality are no longer enough.  They need to be integrated with an ethics of responsibility, that not only considers the direct consequences of individual acts, but also take into account the indirect consequences of relational networks.

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